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Prove

Leapmotor T03: la prova della citycar elettrica più venduta

Una settimana in città con la Leapmotor T03, l'elettrica più venduta d'Italia: autonomia reale, ricarica, pregi e difetti della citycar da 18.900 euro.

Leapmotor T03 bianca in ricarica a una colonnina urbana durante la prova su strada in città

Prime impressioni

La Leapmotor T03 è l'auto che ha messo d'accordo l'Italia: regina delle vendite elettriche del primo semestre 2026 con 21.841 immatricolazioni, davanti a nomi che costano il doppio e il triplo. Volevo capire il perché con le mani sul volante, non con i comunicati: una settimana e circa 700 km, quasi tutti nel suo habitat — città, hinterland, qualche puntata in tangenziale e una, volutamente fuori copione, in autostrada.

Due parole sul chi, perché in tanti me lo chiedono al distributore — pardon, alla colonnina. Leapmotor è un costruttore cinese di cui Stellantis è socio e distributore internazionale: le auto arrivano in Italia dentro la rete del gruppo, con concessionari veri, officine vere, ricambi ordinabili. È il dettaglio che separa la T03 dalle meteore d'importazione viste negli anni: qui l'assistenza non è un atto di fede, e per un'auto da tenere anni conta quanto il listino.

Il primo contatto spiega già metà del successo. Fuori è una citycar sincera da tre metri e sessanta, tonda e senza pose, con una faccia simpatica che non prova a sembrare più cara di quel che è; dentro sorprende chi sale con i pregiudizi calibrati sul prezzo: schermo centrale, strumentazione digitale, clima automatico e una dotazione che a 18.900 euro chiavi in mano — questo il listino — semplicemente non si trovava, prima che arrivasse lei. Le plastiche sono economiche e lo dichiarano al tatto, qualche assemblaggio canta sul pavé, e la seduta posteriore è da città vera: due adulti ci stanno, in quattro si va al ristorante, non in vacanza. Ma la sostanza del pacchetto, al prezzo del pacchetto, disarma.

Autonomia reale

La scheda dice 37,3 kWh di batteria, 265 km WLTP nel misto e 395 nel ciclo urbano. La mia settimana dice che, per una volta, l'omologazione urbana non è fantascienza: in città la T03 ha viaggiato stabilmente sotto i 12 kWh/100 km — il mio computer di bordo ha chiuso a 11,5 — che significano oltre 300 km reali tra una ricarica e l'altra. Per un'auto che di mestiere fa casa-lavoro-spesa, è una settimana di autonomia. Il segreto è il peso piuma, poco più di una tonnellata: la fisica, quando è dalla tua parte, non presenta il conto.

Fuori dalle mura il quadro cambia con onestà prevedibile: nel misto con statali scorrevoli si sale verso i 14-15 kWh e l'autonomia si assesta attorno ai 250 km; in autostrada a velocità di codice i 95 CV lavorano parecchio, il consumo si impenna e si scende sotto i 200 km. Numeri da leggere per quello che sono: questa è una citycar, dichiarata e progettata come tale. Chi la compra per il pendolarismo urbano non la svuoterà mai in un giorno; chi pretende l'autostradista ha sbagliato scheda tecnica, e il calcolatore di autonomia glielo avrebbe detto prima.

Una nota stagionale doverosa, visto che ho provato l'auto col caldo: la mia settimana di luglio, clima acceso, è lo scenario amico. D'inverno, come su ogni elettrica piccola, il riscaldamento morde una batteria da 37 kWh in proporzione: mettete in conto un 20-25% di autonomia in meno nelle mattine fredde, che sul suo terreno urbano significa comunque 230-250 km. La frenata rigenerativa si regola su più livelli dai menù: impostata al massimo, nel traffico si guida quasi solo con l'acceleratore, e i freni ringraziano.

Ricarica

Qui sta il compromesso più visibile del prezzo. In corrente continua la T03 accetta fino a 48 kW: il 20-80% richiede circa 40 minuti, il doppio di una compatta moderna. In alternata si ferma a 6,6 kW: per la notte a wallbox o alla colonnina condominiale è più che sufficiente — sei ore per il pieno — ma alla colonnina AC pubblica da 22 kW lei prende comunque i suoi 6,6, e la sosta si allunga.

Nella vita reale del suo cliente tipo, però, questo limite pesa meno di quanto gridi la scheda: con 300 km urbani di autonomia, la T03 si ricarica una volta a settimana, di notte, a casa o alla colonnina sotto l'ufficio. Nella mia settimana la DC l'ho usata una volta sola, per dovere di prova: quaranta minuti esatti dal 20 all'80%, previsione rispettata, caffè e mail smaltite. La programmazione della ricarica nelle fasce economiche si imposta senza fatica, e l'app fa le tre cose che deve — stato di carica, avvio a distanza, preclimatizzazione — con qualche lentezza di gioventù ma senza mai piantarsi.

Il conto della serva resta il suo argomento migliore: ai prezzi domestici attuali, il pieno completo costa 9-11 euro per 300 km — fate i vostri conti qui — cioè un terzo abbondante di una benzina di pari taglia. È questa matematica, ripetuta ogni settimana, che ha costruito la classifica di vendite.

Comfort, spazio e tecnologia

In città la T03 è nel suo elemento: sterzo leggero, diametro di svolta da risciò, visibilità alta e quello scatto da semaforo che solo l'elettrico regala anche ai piccoli. Il momento in cui l'ho capita davvero è stato un martedì di traffico e cantieri: parcheggio trovato al primo colpo in uno spazio da scooter, inversione dove le berline fanno manovra in tre tempi, e a fine giornata il computer segnava 38 km e il 12% di batteria consumato. È esattamente la vita per cui è nata. Le sospensioni, morbide, digeriscono bene tombini e dossi; è in curva veloce e in tangenziale che la taratura comoda si fa sentire, con un rollio da vecchia scuola e un'insonorizzazione che oltre i 110 km/h alza bandiera bianca. Coerente col mestiere, di nuovo.

La dotazione tecnologica è il colpo di teatro del prezzo: schermo touch reattivo quanto basta, retrocamera, clima automatico, e una suite di assistenze alla guida completa sulla carta — con la taratura, però, ancora acerba: il mantenimento corsia interviene con uno zelo da istruttore ansioso e sulle strade strette conviene gestirlo. I comandi passano troppo dallo schermo, difetto di gioventù comune a tutta la generazione: il volume ha la sua rotella e ringrazio, ma per il ricircolo dell'aria servono due tocchi che a 90 all'ora sono due di troppo. Segnalo anche i fari, adeguati in città e solo sufficienti sulle provinciali buie, e una telecamera posteriore che con la pioggia si arrende presto. Il bagagliaio è da citycar onesta, poco più di 200 litri: la spesa sì, il passeggino con fatica, la valigia grande no — sedili abbattuti e si risolve. Chi ha bisogno di più spazio a budget simile guarda la Citroën ë-C3 o la Grande Panda, un segmento sopra.

Prezzi e versioni

Il listino è la semplicità fatta strategia: 18.900 euro chiavi in mano, allestimento praticamente unico e completo, gamma che si sceglie in cinque minuti. Nella stagione degli incentivi statali — chiusa a fine giugno — il prezzo finale scendeva anche sotto i 10.000 euro, ed è lì che la T03 ha costruito i suoi numeri da record; oggi la partita si gioca sulle promozioni della casa e sugli eventuali bonus regionali, da verificare al momento della firma. Curiosità che racconta la strategia: esiste anche in versione Van omologata autocarro, due posti e vano di carico al posto del divano — con cui Leapmotor è andata a caccia delle partite IVA urbane a canoni da telefonino. Segno di un marchio che ragiona da generalista, non da comparsa. Anche a prezzo pieno, però, il confronto regge: le rivali dirette costano da 4.000 euro in su di differenza — la Hyundai Inster, più raffinata e più autonoma, gioca un campionato di prezzo diverso — e il comparatore fotografa un rapporto dotazione/prezzo che resta senza veri avversari.

Verdetto

Riavvolgo la settimana: settecento chilometri, una sola ricarica rapida, mai un pensiero di autonomia, un totale di spesa energetica che una benzina brucerebbe in due giorni di tangenziale. La T03 vince perché ha capito la domanda vera del mercato italiano: non "quanta autonomia hai?", ma "quanto mi costi al mese per la vita che faccio davvero?". Alla seconda domanda risponde meglio di chiunque: trecento chilometri urbani, pieni da dieci euro, dotazione completa, prezzo da termica di segmento A. I difetti sono reali e vanno messi in conto — ricarica DC lenta, finiture economiche, autostrada da usare con parsimonia, ADAS da educare — ma sono tutti coerenti con il prezzo, e nessuno tradisce la promessa di fondo.

A chi la consiglio: a chi cerca la prima elettrica di casa per la città e l'hinterland, al neopatentato di famiglia — potenza e peso sono ampiamente dentro i limiti dei primi tre anni di patente — e a chi fa 40 km al giorno e vuole smettere di regalarli al benzinaio. Il conto per il suo cliente tipo si chiude in fretta: rispetto all'utilitaria a benzina che sostituisce, tra pieni, bollo e tagliandi restano in tasca 700-900 euro l'anno, che sulla vita dell'auto ripagano una fetta importante del prezzo d'acquisto. A chi macina province intere ogni settimana, no: quella è un'altra auto e un altro budget. La regina di vendite non è l'elettrica migliore d'Italia. È quella che ha capito meglio gli italiani — e guidandola per una settimana, il trono risulta tutto meno che rubato.

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Domande frequenti

Quanti km fa davvero la Leapmotor T03?
Nel mio test in città ha viaggiato sotto i 12 kWh/100 km: oltre 300 km reali urbani. Nel misto si scende attorno ai 250, in autostrada sotto i 200.
Quanto costa la Leapmotor T03?
Listino 18.900 euro chiavi in mano, tra i più bassi del mercato elettrico. Quando gli incentivi statali erano attivi scendeva anche sotto i 10.000 euro.
Quanto ci mette a ricaricare la T03?
In corrente continua accetta fino a 48 kW: il 20-80% richiede circa 40 minuti. In alternata arriva a 6,6 kW: una notte a wallbox la riempie con calma.
Perché la Leapmotor T03 vende così tanto?
Prezzo d'attacco imbattibile, dotazione completa e consumi urbani bassissimi: ha chiuso il primo semestre 2026 da regina delle BEV in Italia con 21.841 immatricolazioni.
La T03 va bene in autostrada?
Ci va, ma non è il suo habitat: 95 CV, autonomia che scende sotto i 200 km e ricarica DC lenta. È una citycar onesta: in città e hinterland dà il meglio.